Allerta tassa automobilistica 2026: ecco quanto pagheranno in più i proprietari di veicoli vecchi

Nel 2026 i proprietari di veicoli vecchi si troveranno ad affrontare aumenti significativi della tassa automobilistica, parte di una riforma approvata dal governo con l’obiettivo di favorire il rinnovo del parco circolante e ridurre l’impatto ambientale dei mezzi più datati e inquinanti. Questi cambiamenti interesseranno in particolare le auto che non rispettano almeno la normativa Euro 5, spingendo automobilisti e famiglie a valutare nuove strategie per contenere le spese o optare per soluzioni più ecologiche.

La nuova fiscalità sulla tassa automobilistica dal 2026

La riforma della tassa automobilistica che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026 imprime una svolta rilevante sia nella modalità di calcolo sia nella gestione del tributo, che diventa ora a tutti gli effetti una competenza regionale esclusiva. Questo cambiamento permetterà alle Regioni di fissare in autonomia aliquote, scadenze, agevolazioni e criteri di esenzione, generando possibili differenze significative da una regione all’altra per quanto riguarda il costo effettivo sostenuto dagli automobilisti. L’introduzione dell’Archivio Nazionale Tasse Automobilistiche (ANTA) migliorerà il controllo e la trasparenza sulle posizioni contributive di ciascun contribuente.

Scompare inoltre la possibilità di pagare il bollo in rate mensili o semestrali: dalla prossima annualità, la tassa dovrà essere corrisposta in un’unica soluzione annua, precisamente entro il 31 marzo per la maggior parte dei casi, con la scadenza ancorata alla data di immatricolazione del veicolo. Come deterrente contro il mancato rispetto delle nuove modalità, sono previste sanzioni aspre, fino al 30% dell’importo dovuto più interessi di mora in caso di omissione o ritardo superiore a un anno.

Come cambiano gli importi per i veicoli più vecchi

A partire dal 2026, il nuovo criterio per il calcolo del bollo auto non si limiterà più ai classici parametri di potenza (kW) e classe ambientale, ma terrà conto anche dell’anzianità del veicolo e del tipo di carburante utilizzato. Saranno particolarmente penalizzate le automobili alimentate a benzina o diesel di vecchia generazione e, in modo particolare, quelle non conformi almeno alla normativa Euro 5. I maggiori rincari colpiranno i veicoli immatricolati prima del 2011, che ricadono nelle classi Euro 0, Euro 1, Euro 2, Euro 3 e Euro 4.

Le proiezioni degli operatori di settore e delle fonti istituzionali segnalano aumenti tra il 10% e il 15% rispetto alle tariffe attuali per questi veicoli. In alcune situazioni particolari, l’aumento potrà essere ancora più drastico: alcune proposte valutano un aggravio fino al 50% per le auto più inquinanti e obsolete rispetto agli importi pagati fino al 2025. L’inasprimento riguarda anche i veicoli in fermo amministrativo: a differenza di quanto avveniva in passato, dal 2026 anche chi ha il veicolo bloccato per provvedimenti amministrativi avrà l’obbligo di pagare il bollo, senza ulteriori esenzioni.

  • Le automobili immatricolate prima del 2011 e appartenenti alle classi ambientali più basse (Euro 0-4) saranno quelle più colpite.
  • I veicoli con età compresa tra 20 e 29 anni potranno usufruire di una riduzione del 50% sul totale della tassa, ma solo se riconosciuti di interesse storico e collezionistico e appartenenti agli appositi registri regionali.
  • Sono previste esenzioni totali per i veicoli storici, ovvero quelli con almeno 30 anni dall’immatricolazione, secondo le condizioni delle singole Regioni.

Veicoli maggiormente penalizzati e categorie più tutelate

L’attenzione della riforma fiscale si concentra soprattutto su quei mezzi che contribuiscono maggiormente alle emissioni di particolato e anidride carbonica: la finalità esplicita della legge è stimolare la sostituzione dei veicoli più vecchi, favorendo strumenti di mobilità più puliti e meno dannosi per l’ambiente. Tuttavia, non tutte le categorie di automobilisti saranno penalizzate nello stesso modo:

  • Le auto elettriche e ibride di nuova immatricolazione continueranno a godere di una forte riduzione del bollo, dallo sconto del 60% al 75% a seconda della Regione.
  • I veicoli storici riconosciuti (oltre 30 anni) sono esenti dal pagamento della tassa, se registrati come tali e privi di utilizzo per attività commerciali.
  • Anche per i veicoli alimentati a Gpl o metano, alcune Regioni prevedono riduzioni sulle tariffe, nell’ottica di favorire carburanti meno impattanti sull’ambiente.

Resta ferma la possibilità per ogni Regione di introdurre condizioni particolari di esenzione o agevolazione: ad esempio, cittadini affetti da disabilità, membri delle forze dell’ordine o titolari di veicoli vincolati a specifici obblighi lavorativi possono beneficiare di deroghe o riduzioni regionali, che vanno verificate localmente.

Tabella riassuntiva delle principali categorie colpite

Tipologia VeicoloAumento previsto %Agevolazioni/esenzioni
Auto Euro 0-1-2 (primo immatricolazione < 2005)10-50%Solo se d’interesse storico registrato
Auto Euro 3-4 (2006-2010)10-20%Riduzione 50% se 20-29 anni e di interesse storico
Veicoli oltre 30 anni0%Esenzione se qualificati come storici
Veicoli elettrici/ibridi nuovi-60%-75%Sconto regionale variabile

Impatto della riforma sui proprietari e consigli pratici

La stretta fiscale sui veicoli più vecchi vuole scoraggiare il mantenimento in circolazione di mezzi con emissioni elevate, promuovendo la sostituzione con veicoli di ultima generazione più efficienti e rispettosi dell’ambiente. In questo scenario, chi possiede una vettura molto datata si troverà di fronte a una scelta cruciale: accettare l’aumento del bollo o valutare la rottamazione a fronte di incentivi statali e regionali, che dovrebbero essere rafforzati anche nei prossimi anni per chi passa a mezzi a basso impatto.

Il nuovo sistema presenta alcune criticità: diverse associazioni di categoria hanno evidenziato il rischio che molti cittadini residenti in regioni meno attente alle fasce deboli possano essere gravati da importi molto elevati, in particolare se costretti a mantenere veicoli vecchi per ragioni economiche e sociali.

Per ridurre le spese e contenere l’esborso annuale, ecco alcuni suggerimenti:

  • Verificare se il proprio veicolo può essere iscritto come storico nei registri regionali e nazionali, con i relativi vantaggi fiscali.
  • Valutare la possibilità di usufruire di incentivi per la rottamazione e l’acquisto di mezzi ecologici più nuovi.
  • Consultare la Regione di residenza per conoscere le eventuali specifiche agevolazioni previste, considerando la nuova autonomia concessa agli enti locali.

La nuova disciplina si inserisce nel più ampio percorso europeo di transizione ecologica e sostenibilità, recependo molte delle istanze promosse dall’Unione Europea nell’ambito della riduzione delle emissioni e della decarbonizzazione progressiva dei trasporti su gomma. Per chi desidera approfondire la differenziazione normativa fra veicoli d’epoca, auto storiche e veicoli di interesse collezionistico, numerosi approfondimenti sono disponibili presso fonti ufficiali e siti istituzionali.

In sintesi, dal 2026 i proprietari di veicoli vecchi dovranno affrontare aumenti sensibili della tassa automobilistica, soprattutto se il proprio mezzo appartiene alle classi Euro più basse e presenta livelli elevati di emissioni inquinanti. L’invito del legislatore è chiaro: rinnovare il proprio veicolo o accettare un onere fiscale progressivamente più elevato anno dopo anno, in un contesto di crescente attenzione all’impatto ambientale della mobilità privata e collettiva.

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