L’uscita dal lavoro con soli 25 anni di contributi rappresenta una delle questioni più ricorrenti tra chi si interroga sulle possibilità concrete di andare in pensione in Italia. A oggi, le opzioni disponibili sono molto limitate e riservate a categorie ben precise di lavoratori: è fondamentale conoscere a fondo i requisiti, le condizioni e le modalità previste dalla normativa vigente, aggiornata dalla Legge di Bilancio 2025.
Pensione anticipata contributiva: la sola porta d’accesso
La pensione anticipata contributiva è l’unica strada oggettivamente percorribile per chi dispone di 25 anni di contributi nel 2025, ma solo se si è nel cosiddetto sistema “interamente contributivo”, ovvero se non si è versato alcun contributo prima del 1° gennaio 1996.
Questa particolare modalità pensionistica consente di lavorare meno rispetto ai classici requisiti della vecchiaia ordinaria, ma solo a determinate e stringenti condizioni:
- Essere in possesso di almeno 64 anni di età.
- Aver maturato 25 anni di contributi effettivi dal 2025 (il requisito aumenterà a 30 anni dal 2030).
- Appartenere al sistema interamente contributivo (nessun contributo precedente il 1996).
- Raggiungere un importo della pensione almeno pari a tre volte l’assegno sociale (per il 2025: 1.616,04 € mensili).
- Il valore massimo della pensione non può superare le cinque volte il trattamento minimo fino al compimento dei 67 anni (3.082,85 € circa nel 2025).
È importante ricordare che il computo dei contributi necessari non permette di utilizzare periodi figurativi generici, ma richiede una contribuzione effettiva. Inoltre, il requisito della pensione pari almeno a tre volte l’assegno sociale rappresenta un ostacolo per molti, specialmente nei casi di carriere lavorative discontinue o con retribuzioni basse.
La novità della previdenza complementare
Con la Legge di Bilancio 2025 sopraggiunge una novità assoluta: per raggiungere la soglia minima di accesso, è ora possibile sommare all’importo della pensione anche la rendita ottenuta dalla previdenza complementare. Ciò significa che lavoratori che hanno contribuito volontariamente ai fondi pensione potranno utilizzare la somma convertita in rendita per centrare la soglia dei tre assegni sociali, rendendo più accessibile l’uscita anticipata dal mondo del lavoro.
Questo cambiamento favorisce chi ha pianificato nel tempo una previdenza integrativa, supportando la costruzione di un assegno pensionistico adeguato e dunque permettendo l’anticipo dell’uscita anche in assenza di retribuzioni elevate per tutta la vita lavorativa. Inoltre, la cumulabilità tra pensione obbligatoria e previdenza complementare rappresenta un precedente, ampliando la platea di chi può effettivamente programmare un ritiro anticipato in sicurezza finanziaria.
Le eccezioni e le condizioni agevolate
L’attuale quadro normativo non consente alternative con 25 anni di contributi fuori dal canale dell’anticipo contributivo puro. Disciplina come Quota 103, Opzione Donna o APE Sociale richiedono in genere numeri più elevati (almeno 35-41 anni di contributi) oppure costituiscono misure legate a settori specifici, alle donne con figli o a soggetti in condizioni particolari di disagio.
Sono comunque previste piccole agevolazioni:
- Per le lavoratrici madri sono stati introdotti importi soglia più bassi, ridotti in funzione del numero di figli.
- Dalla Legge di Bilancio 2025 in poi, la riduzione dei requisiti per le donne potrebbe essere estesa anche a chi ha cura di figli minori o disabili.
Un caso particolare riguarda le lavoratrici madri: l’importo soglia richiesto per accedere alla pensione anticipata contributiva viene abbassato in base al numero di figli, agevolando così il ritiro anticipato rispetto agli uomini.
Esclusioni e opzioni non praticabili
Non sono ammesse vie alternative: i lavoratori che hanno maturato i 25 anni di contributi, ma che hanno anche contributi prima del 1996, sono esclusi da questa possibilità e devono attendere la pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni. Ugualmente, chi ha avuto una storia lavorativa discontinua ma non riesce a raggiungere né la soglia contributiva né quella reddituale minima, non potrà optare per l’anticipo.
Le altre opzioni di pensionamento, come Quota 103 e Quota 41 per i lavoratori precoci, richiedono requisiti molto più stringenti:
- Quota 103: almeno 62 anni d’età e 41 anni di contributi.
- Pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne).
- Pensione di vecchiaia: 67 anni e almeno 20 anni di contributi.
Non rientrano tra le possibilità, quindi, soluzioni come Opzione Donna, Quota 102, APE Sociale e simili, se non per numeri ben superiori a venticinque anni. In conclusione, chi si trova con “solo” 25 anni di contribuzione può andare in pensione esclusivamente se è assoggettato al sistema contributivo puro post-1996 e soddisfa tutti i parametri sopra indicati.
Per quanto riguarda la compatibilità con altre attività, fino al raggiungimento dei 67 anni di età, l’assegno pensionistico cumulato non può essere abbinato a redditi da lavoro, se non per le specifiche eccezioni indicate dalla normativa.
Il contesto normativo potrebbe essere soggetto a ulteriori modifiche negli anni successivi, ma allo stato attuale solo queste condizioni garantiscono l’uscita con 25 anni di contributi. Ai lavoratori si raccomanda di rivolgersi a patronati, INPS o consulenti di previdenza per la verifica dettagliata dei requisiti, poiché eventuali errori nei versamenti o nella determinazione dell’importo possono precludere la possibilità della pensione anticipata.








